Concorso a tema di iniziativa della Regione Umbria _ ex stabilimenti elettrochimici Papigno, Terni

Il progetto di seguito illustrato è stato sviluppato assieme alla mia collega ed amica Maria Elisa Pedicini, si è classificato 2° al concorso bandito dalla Regione Umbria e, con nostra soddisfazione, ha ricevuto una menzione speciale. Il progetto è stato esposto alla sede dell’Ordine degli Architetti di Perugia e presso gli ex stabilimenti elettrochimici inoltre l’iniziativa è stata pubblicata dalla Regione (la pubblicazione è scaricabile qui) ed è stata presentata ad UrbanPromo alla Triennale di Milano.

L’area in oggetto si presenta ai piedi del borgo antico di Papigno, in un’area compresa tra il noto comune di Terni e l’ambito naturalistico delle Cascate delle Marmore, simbolo e testimonianza di storia e cultura in continua evoluzione, sia per il suo passato che per le attività tutt’ora presenti. Ed è proprio questo il pensiero che ha condotto, nelle fasi iniziali di ideazione del progetto, ad un’attenta e fondamentale analisi storico – culturale dell’area e dell’intera provincia di Terni, la quale ha guidato, in seguito, le scelte progettuali adottate.

Da tale studio è emerso un tessuto umbro con una forte presenza sul territorio di numerose aree industriali, gran parte delle quali ora dismesse, che rendono testimonianza viva, anche se spesso non valorizzata, di un’importante archeologia industriale.
Nello specifico, i Comuni di Terni e Narni, sono caratterizzati da una continuità morfologica e da comuni problematiche di “isolamento” rispetto ai sistemi territoriali a maggiore dinamicità ed integrazione del Paese.
L’aspetto sul quale il nostro progetto intende concentrare l’attenzione, è la trasformazione del degrado esistente lungo l’asse del Nera, determinato da un secolo di sviluppo industriale, attraverso un sistema di interventi di recupero delle aree dismesse.
Tali interventi mirano alla ri-localizzazione di nuove funzioni pregiate delle città, al recupero ambientale del sistema fluviale del Nera, al miglioramento ambientale del rapporto fra industrie e città, alla riqualificazione dei sistemi insediativi ed infrastrutturali, allo sfruttamento delle potenzialità turistico – ricreative e culturali del complesso sistema delle acque ed, infine, allo sviluppo dei settori innovativi nel campo della produzione industriale, delle nuove tecnologie e dell’energia.
Alla luce di tali indicazioni si è voluto ridare vita ad un’area da tempo dismessa con lo scopo di valorizzarne la storia e la cultura di cui è colma, trasformandola in testimonianza attiva sul territorio e non passiva, come mera archeologia industriale.
Riqualificare offrendo al futuro un’area nuova, segno di una cultura attiva che, da polo industriale di alto rilievo a livello nazionale, rinasce diventando nuovamente fulcro, punto di incontro e di relazioni, contenitore di culture, immersa nella natura che circonda le scoscese acque del Fiume Nera.

IDEE E SCELTE PROGETTUALI
L’area dell’ex stabilimento elettrochimico di Papigno si trova all’interno di una più ampia area che abbraccia, da Est ad Ovest, natura e cultura insieme. Ad Est dell’area di progetto si estende per quasi 2500 ettari di superficie il Parco fluviale del Nera, naturale porta d’ingresso al più vasto Parco Nazionale dei Monti Sibillini, caratterizzato da due beni ambientali quali, le “Gole della Valnerina” e il salto della Cascata delle Marmore.
Sviluppatosi in gran parte naturalmente e con un piccolo contributo artificiale da parte dell’uomo, il Parco, ricco di sentieri e diversi itinerari, rappresenta un importante polo attrattivo sia a livello ambientale che culturale.
Ad Ovest, invece, l’area, “ancorata” alle sponde del fiume Nera, si rivela ai piedi di un piccolo borgo, Papigno, ricco di storia, architettura, arte e tradizione per poi volgere lo sguardo più lontano, oltre le montagne, ed intravedere e percepire il fascino della cultura presente nella città di Terni, dove aree industriali, come quella dell’ex Opificio SIRI, sono  state trasformate in Centri Culturali Polifunzionali, punti di incontro tra passato, presente e futuro.
È in questo vortice di relazioni temporali che l’ex area industriale di Papigno riveste un ruolo di collegamento fondamentale: infrangere i confini del Parco del Nera per lasciare che i percorsi naturalistici dalle cascate delle Marmore incontrino l’area simbolo di storia e, al tempo stesso, che la cultura, sempre più presente nel ternano, possa trovare dimora in questo sito ricco di tradizione.
Il fulcro del dualismo di questi due temi così forti ed importanti può essere riassunto, in particolar modo, da uno degli elementi che ha rappresentato per anni il simbolo dell’ex stabilimento industriale: la Telfer. Tale collegamento, che in passato ha rivestito un ruolo prevalentemente funzionale di connessione delle due aree separate dal fiume Nera, diventa oggi punto focale dell’intera zona in quanto incarna percettivamente e funzionalmente i temi sopraccitati, diventando ancor più segno caratterizzante dell’area oggetto dell’intervento, mantenendo un continuo rapporto visivo con il territorio circostante.
Tale collegamento, che per motivi di degrado sta per essere demolito, si trova attualmente al centro di un dibattito tra la cittadinanza e l’Amministrazione comunale. Nonostante il forte degrado ed il lungo tempo trascorso dal suo utilizzo, gran parte dei cittadini leggono ancora oggi la Telfer come “Porta di ingresso alla città”, segno e memoria storica di un’area che ha offerto molto al territorio e a cui sentirsi in dovere di restituire il suo ruolo attrattivo, seppur in termini differenti.

SOLUZIONI ARCHITETTONICHE
La volontà di restituire il giusto valore e di offrire una nuova possibilità di “riscatto” all’ex stabilimento elettrochimico di Papigno, si fonde con l’idea di base di un recupero dell’area, ormai in uno stato di degrado avanzato, che mira prevalentemente ad un restauro di tipo conservativo, senza stravolgerne l’assetto generale, ma restituendole la sua qualità funzionale ed architettonica.
L’intervento di progetto pensato per i due padiglioni storici in mattoni, attualmente destinati a deposito, il cui ingresso principale si attesta frontalmente al Teatro di Posa, prevede un tipo di restauro attento al recupero ed al ripristino dei materiali originali, nel rispetto degli elementi costitutivi e formali che li caratterizzano. Le modalità di intervento sono adeguate alla materialità dell’edificio stesso, in muratura di mattoni pieni e forati, attraverso la pulitura delle superfetazioni presenti ed introducendo l’uso di altri materiali diversi dal mattone, solo laddove necessari al consolidamento statico, in modo sempre appropriato, compatibile e coerente linguisticamente con quelli esistenti. La riqualificazione di progetto vuole trasformare l’attuale destinazione d’uso da semplici magazzini a Parco Audiovisivo con l’idea di dare maggiore qualità all’area che, a quota 0.00 m, al livello del presente Teatro di posa e della futura area backlot, si interfaccia con aree destinate quasi esclusivamente all’ambito cinematografico. Il nuovo Parco audiovisivo, con i suoi 4500 m² di superficie, nasce con lo scopo di offrire nuove opportunità ai visitatori, attraverso l’articolazione e la riorganizzazione dell’attuale pianta libera, ospitando diverse funzioni; dall’auditorium, alla sala per le proiezioni cinematografiche divise per temi e fasce di età, alle aree ludico-ricreative e di intrattenimento. All’interno del Parco audiovisivo sono ricavati, mediante strutture secondarie, diversi livelli e “contenitori” trasparenti che contribuiscono a differenziare funzionalmente i padiglioni e ad arredarli per dare carattere all’intero ambito.

All’esterno, tra l’area dedicata al Teatro di posa e la futura area backlot, si fa spazio una nuova “piazza solare” al fine di creare una zona-filtro tra le varie attività e dare respiro ai visitatori offrendo ombra e ristoro. A quota -8.30 m, con accesso alla piazza sul fiume Nera, i padiglioni diventano un concentrato di servizi, dal ristorante-bar al bookshop, usufruibili da ogni visitatore che, completata la visita, può godere di una piacevole sosta in un’area destinata principalmente alla socialità con terrazzamenti artificiali digradanti sulle sponde del Nera.
Anche per gli edifici destinati attualmente a servizio mensa ad uso delle attività cinematografiche e per l’immobile in uso dall’associazione “Rafting Marmore”, costituiti anch’essi da un rivestimento in mattoni, è stato pensato un intervento volto a mantenere i caratteri architettonici originali. Con l’intervento di progetto, viene confermata la loro destinazione d’uso ampliando l’offerta, per l’edificio a servizio mensa, con un bed & breakfast con la presenza 30 camere, utilizzabile sia per gli operatori del cinema, sia per gli sportivi che si allenano nell’adiacente edificio.
Sulla sponda a sud del fiume Nera, a confine con i due padiglioni storici sopraccitati, si elevano due imponenti edifici di recente realizzazione, sia per quanto riguarda i materiali utilizzati, sia per il discreto stato di conservazione in cui si presentano.

Per tali edifici è stato pensato un unico, ma sostanziale intervento di riqualificazione, che consiste nella rimozione e sostituzione del rivestimento esterno per conferire maggiore qualità architettonica ed estetica agli edifici in relazione anche alle funzioni di progetto che ospitano. La pelle di rivestimento è caratterizzata da lamelle con un orientamento orizzontale fisse in modo da comporre un prospetto cieco nei punti in cui, per la maggior parte dell’edificio, non sono presenti aperture in facciata. Laddove il prospetto si apre lasciando spazio alle ampie e lunghe finestre a nastro esistenti, le lamelle si aprono permettendo ai raggi del sole di filtrare ed illuminare gli spazi interni. Il rivestimento è di colore scuro, tendente al brunito, per non eliminare il carattere storico, ma enfatizzarlo attraverso una percezione dell’insieme unitaria e maggiormente qualificante. L’edificio ad Est, nell’intervento di progetto, conserva la sua destinazione d’uso con spazi dedicati alla realizzazione di sceneggiature e ad un laboratorio di falegnameria, entrambi ad uso delle registrazioni svolte nell’area backlot. Il suo accesso principale si trova a quota 0.00 m, frontalmente al Teatro di posa e alle aree esterne della “piazza solare” e del backlot, permettendo, quindi, un facile e veloce accesso. L’edificio ad Ovest, invece, con l’ingresso principale a quota 0.00 m, è destinato a Parco audiovisivo garantendo molteplici attività grazie alla varietà di spazi presenti, mentre a quota -8.30 m ospita spazi destinati ad attività sportive, come le lezioni di addestramento per i VVF, le lezioni teoriche di kayak, canoa, rafting ed arrampicata sportiva, il tutto accessibile dall’ampia piazza sul fiume Nera.

Gli edifici presenti a Nord dell’area di progetto, oltre il corso del Fiume Nera, non utilizzati dalla dismissione dello stabilimento elettrochimico, invece, si presentano in uno stato di degrado più accentuato rispetto agli edifici sopra descritti. L’intervento, seppur indirizzato sempre ad un recupero e ad un rispristino dei materiali e della struttura originaria, mira a conservare sostanzialmente la forma architettonica degli edifici. Per l’edificio di maggiori dimensioni, il progetto prevede la sostituzione dell’intera copertura, la quale, però, viene riproposta attraverso l’utilizzo di materiali compatibili, come avviene per la struttura delle capriate originali. Nell’ottica di riaccendere la vitalità di questo luogo, in passato così imperniato di scienza e tecnica, l’intervento progettuale propone di dedicare a tale edificio uno spazio destinato a Museo delle Scienze; un museo interattivo, dove sia possibile contemporaneamente, ripercorrere la storia della chimica e sperimentare “con mano”, utilizzando strumenti antichi opportunamente rivisitati. Un museo fruibile, in particolar modo dalle scuole, per incentivare sempre di più lezioni interattive. L’edificio di dimensioni minori, invece, viene riadattato per poter ospitare un hotel della capienza di 45 camere completo di tutti i servizi tipici delle strutture alberghiere.

Infine, la storica Telfer, simbolo della florida area industriale, nella nuova proposta progettuale, si trasforma in una vera e propria Porta di accesso all’area, un portale senza tempo segno di una memoria storica in continua connessione architettonica e funzionale con gli edifici limitrofi che connette, visivamente e funzionalmente, le sponde del Fiume Nera. Il portale, così definito progettualmente, caratterizzato da una forte permeabilità tra interno ed esterno, si alza di circa 6 m rispetto alla quota attuale imponendosi ancora più maestosamente sull’area. Una solida struttura in cemento armato, ristrutturata ed adeguata, presenta un edificio esternamente solo all’apparenza chiuso verso l’esterno, nascondendo a prima vista il rivestimento vetrato che ricopre interamente la struttura.

Il rivestimento dell’edificio è composto da serramenti in acciaio con vetrocamera nella quale è presente una griglia in rame microforata a maglia quadrata la quale protegge dall’irraggiamento solare ed enfatizza il duplice carattere, solido e permeabile, dell’edificio.
Infatti, durante il giorno, la vista dall’esterno trasmette la solidità delle antiche porte d’ingresso delle città ma, durante le ore notturne, diventa un portale luminoso che incornicia il paesaggio circostante. Il metallo presente all’interno della vetrocamera
permette di contenere il calore dei raggi solari e riduce il riverbero del sole consentendo un significativo abbattimento dei costi energetici. Nelle ore di luce il rivestimento vetrato assicura la vista del paesaggio da ogni punto all’interno dell’edificio. Durante le ore notturne la lamiera a reticolo consente il passaggio della luce artificiale che fa brillare l’edificio all’esterno. Punto focale del portale è la passerella, memoria storica della Telfer, la quale viene rivestita da una facciata continua in vetro per sottolineare l’importanza del portale, testimonianza e simbolo della storia e della cultura del luogo.
Ad enfatizzare queste relazioni temporali vi sono i percorsi espositivi che, nel loro costante susseguirsi permettono di ripercorrere la storia: dall’archeologia industriale, al cinema, al museo delle scienze. Ad accompagnare l’esposizione, lungo questo “viaggio” a diversi livelli, non mancano aree di ristoro, servizi ed infopoint, in continua relazione con il paesaggio tra infiniti cambi di prospettiva.

SOLUZIONI PAESAGGISTICHE E AMBIENTALI
L’area di progetto si è sviluppata nel corso degli anni a cavallo del Fiume Nera, in un’area al limite dei confini del Parco fluviale del Nera e circondata da poderose alture come il monte Sant’Angelo ed il monte Pennarossa con i suoi innumerevoli sentieri naturalistici. Il progetto mira ad inglobare l’area in oggetto all’interno di questo ambito naturale così ben identificato, mediante la realizzazione di nuovi percorsi ciclopedonali in connessione con i percorsi esistenti e di futura realizzazione, come l’anello del Monte Pennarossa, la sentieristica di collegamento dal parco naturalistico al lungo Nera e alla strada della Fossa, da realizzarsi mediante il recupero delle ex cave inferiori di Papigno definito nel PRUSST. Il progetto tende, quindi, a valorizzare le preesistenze attuali nell’area completandole e legandole in maniera indissolubile con il paesaggio circostante favorendo la valorizzazione di aree, ora non sfruttate, come le ex cave inferiori di Papigno.
L’area interessata si affaccia, inoltre, sulla strada regionale 209 Valnerina garantendo facile accessibilità sia da Terni e dalla conca ternana sia da centri più distanti come Rieti.
Per tale motivo, nel progetto, si è voluto introdurre l’accesso principale all’area lungo questa importante arteria, inserendo un ampio parcheggio per garantire una piena fruibilità dell’area e facili collegamenti pedonali sia a raso sia aerei. Due accessi carrabili sono stati ulteriormente mantenuti, rispetto allo stato di fatto, per permettere l’accesso di mezzi di servizio sia nella parte dedicata alle attività sportive sia alla quota del Teatro di posa e delle aree dedicate alla realizzazione delle scenografie.
La permeabilità ciclopedonale viene rafforzata, valorizzando i percorsi lungo il Nera e verso l’ex cava, realizzando delle aperture nella recinzione che al momento separa l’ambito produttivo dall’esterno, ricavando diverse piazze caratterizzate da differenti funzioni e collegando i due argini non solo ad un livello “sovraumano” attraverso la passerella del portale, ma anche a quota terrena mediante una passerella in legno e metallo realizzata al di sopra del fiume. Il ponte di collegamento tra i due argini connette, mediante una rampa, i percorsi ciclopedonali e le aree di sosta con la “piazza-anfiteatro” lungo il Nera. Tale luogo, fulcro non edificato dell’area, è definito, verso Sud, dagli edifici esistenti che ospitano, a questo livello, servizi e spazi dedicati ai diversi sport presenti nell’area come il rafting, la canoa, l’addestramento per il salvataggio in acqua ma anche a sport di nuovo impianto come l’arrampicata sportiva. La “piazza-anfiteatro”, pensata per essere uno spazio che favorisca la socialità e la condivisione, viene caratterizzata verso Nord da alcuni segni più marcati con il fine di ridefinire il nuovo argine e, al contempo, offrire spazio di sosta per coloro i quali volessero gustarsi le gare e le dimostrazioni sportive.
La piazza definisce quindi la nuova sponda del fiume che, pur mantenendo la percezione artificiale determinata dai numerosi terrazzamenti realizzati mediante gabbie metalliche riempite di ciottoli, vuole riconnettersi al paesaggio grazie ai movimenti sinuosi dei gradoni che accompagnano lo sguardo ed il percorso nelle molteplici variazioni di direzionalità. Inoltre, la piazza non circonda il portale, ma si addentra al suo interno qualificando il piano terra dell’edificio con la permeabilità tipica di uno spazio esterno per garantire visibilità ad un luogo dedicato alla promozione dell’intera area e di tutte le sue specificità.

La “piazza-anfiteatro” lungo il Nera diventa ora il fulcro degli spazi aperti anche grazie alla sua posizione baricentrica, valorizzando il lungofiume e negando la caratterizzazione di “retro” che la opprime nello stato di attuale. Tale fulcro connette, da entrambi i lati, aree che differiscono notevolmente sia per connotazione estetica sia per la funzione che esplicano donando una preziosa molteplicità all’area. Infatti, attraversando la strada regionale Valnerina, il percorso accompagna, attraverso la “piazza d’incontro” tra l’anima storico-culturale e la bellezza naturalistica, verso il porticato espositivo ed il Museo delle Scienze, il quale viene anticipato dalla “piazza dell’innovazione” che cinge la base del portale, donandogli al contempo il giusto respiro ed adeguati spazi di sosta e di relazione esterni. Le “piazze dell’incontro e dell’innovazione” intendono caratterizzare un tratto prima impersonale lungo la strada Valnerina, sottolineando la rigenerazione dell’ambito con l’inserimento di funzioni a carattere pubblico, come il museo e l’albergo, attraverso l’apertura di brecce nella muratura di recinzione con la conseguente costruzione di nuovi sguardi prima completamente oscurati.
Proseguendo il percorso verso Sud, ci si imbatte in un’area verde la quale segue l’andamento dell’argine permettendo di intravedere, in un area prima completamente cementificata, il fiume Nera e le sue sponde. Il percorso si inerpica lungo l’argine per arrivare alla quota superiore dalla quale si apre la vista verso la “piazza solare”, il backlot e il monte Sant’Angelo con i suoi percorsi ciclopedonali. La “piazza solare” si propone come area in cui i visitatori del Parco audiovisivo e le persone che operano all’interno del centro cinematografico possano riposarsi all’ombra degli alberi solari che captano e sfruttano la luce del sole per creare energia pulita. Il backlot, spazio in cui vengono disposte le scenografie per simulare spazi urbani, è caratterizzato da questa quinta, artificialmente frondosa verso Ovest, mentre verso Est e Sud, è definito dall’imponenza dei fianchi del Monte Sant’Angelo, che ne determinano in negativo la volumetria dello spazio.

CONCLUSIONI
L’intero ambito viene, quindi, valorizzato grazie alle due anime presenti nel territorio: la vocazione naturale caratterizzata dal fiume Nera che ha generato la vocazione storica rappresentata dallo stabilimento industriale stesso. Con il nostro progetto abbiamo cercato di ridare vita ad un’area, ormai da lungo tempo, in uno stato di completa passività di fronte allo scorrere del tempo e degli eventi. Il desiderio è quello di veder rifiorire tale ambito in una nuova veste, mantenendo il suo carattere storico come testimonianza forte nel tempo, affinché diventi oggi contenitore e produttore di cultura.

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